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9-Valli nel Delta del Po
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Ficarolo - Gaiba - Stienta


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Scheda

Località di partenza:  Ficarolo
Località di arrivo:  Stienta
Comuni attraversati:  Ficarolo, Gaiba, Stienta

Descrizione

Itinerario 4 Lungo PoDalla digressione che ci ha portati a raggiungere Trecenta, ritorniamo verso il Po, puntando su Ficarolo. Tornati sulla strada arginale, siamo attratti da un complesso rurale alquanto composito e dall'aspetto antico: si tratta di Ca' Polesine, caratterizzata dal susseguirsi di caseggiati e barchesse costruiti in vari secoli all'interno dell'area denominata Bosco Papino di cui si è parlato con riferimento a Salara. E' poi la volta di una grande costruzione in laterizio dominata da un'alta ciminiera che evidenzia il passato della struttura: è lo Zuccherificio Eridania, già Bellini-Nuvolari, avviato nel 1901 per iniziativa della famiglia dei possidenti Bellini di Trecenta, della cui intraprendenza nel settore dell'agricoltura si è detto nella tappa precedente.

La struttura industriale da vent'anni langue malinconica, mentre le vasche di lavaggio delle barbabietole sono diventate meta di vari uccelli, tra cui è possibile scorgere qualche Nitticora e qualche bell'esemplare di Airone cenerino. Il centro del paese ci è indicato da un appariscente campanile pendente che, affiancato alla Chiesa di S. Antonino, domina la piazza. E' una torre slanciata, alta 72 metri, originale per fattura come del resto la chiesa, entrambi progettati nel 1763 dall'architetto ferrarese Gaetano Barbieri. Se gradevole appare la facciata della parrocchiale, che si ispira ai canoni tradizionali dell'architettura rinascimentale, davvero stupefacente si presenta l'interno del tempio, caratterizzato da una inattesa pianta ovale e da elaborate decorazioni in stucco, in piena sintonia con l'obiettivo di meravigliare tipico dello stile barocco. Di interesse anche le tele, per lo più realizzate da Ercole Sarti, Giuseppe Ghedini e Alberto Mucchiati, tre artisti ficarolesi attivi nell'ambito della pittura ferrarese nei secoli XVII e XVIII.

Il complesso religioso caratterizza fortemente il centro di Ficarolo anche per la presenza di un grande arco di raccordo tra la chiesa e la canonica, voluto sempre dall'architetto Barbieri. La costruzione, oltre ad un positivo effetto scenico, circoscrive la piazza conferendole un gradevole senso di intimità e di salotto all'aperto. Nelle vicinanze, di un certo interesse è anche la Chiesa del Carmine, risalente al XVII secolo, attualmente aperta al pubblico solo in occasione della festa liturgica. Poco oltre, al centro di un bel parco, sorge elegante Villa Schiati Giglioli, ora sede del Municipio.

E' un palazzo tardocinquecentesco in pietra faccia a vista, caratterizzato da torrette laterali culminanti con massicci pinnacoli ed impreziosito nell'Ottocento da un'elegante doppia rampa di scale. Alcune lapidi ricordano il soggiorno nel palazzo di personaggi illustri, tra cui nel 1655 Cristina di Svezia e nel 1866, durante la Terza guerra di Indipendenza, del Generale Cialdini che qui fissò il suo quartier generale. Queste memorie storiche lumeggiano solo in parte l'importanza avuta nel passato dalla località, il cui nome resta in particolare legato a due momenti drammatici: uno di carattere naturale, l'altro militare. Per quanto riguarda il primo ci si riferisce alla Rotta di Ficarolo, avvenuta a metà del XII secolo (secondo i più di origine spontanea, ma c'è chi afferma provocata da un tal Sicardo) in seguito alla quale cambiò il destino del fiume Po, che da allora abbandonò il ramo principale a sud di Ferrara verso Ravenna, per dare origine al nuovo corso denominato Po di Venezia.

L'episodio militare più importante, che vide in Ficarolo il principale teatro di battaglia, si verificò nel corso della Guerra del Sale combattuta negli anni 1482-84 tra gli Estensi e i Veneziani: la fortezza di Ficarolo, ove erano asserragliate le truppe di Casa d'Este, resistettero a lungo all'assalto degli uomini della Serenissima che alla fine ebbero la meglio, concedendo, al momento della resa, l'onore delle armi ai nemici. Niente più resta della rocca, munita militarmente da Ercole I d'Este, che ebbe tra i suoi difensori Federico di Montefeltro di Urbino che proprio durante la guerra contro Venezia trovò la morte. Risaliamo dunque sulla strada arginale per rinnovare l'incontro col grande fiume, il Padus padrone, la cui vista incute rispetto ed ammirazione.
Vicino alla riva dalla parte dell'acqua si allarga progressivamente la golena, in parte coltivata a pioppeto, in parte dominata da piante cresciute spontaneamente. La strada arginale segue un'ansa accentuata del fiume, in mezzo al quale si profila l'isola Boschina, caratterizzata da una natura lussureggiante.

Riprendiamo dunque il percorso raggiungendo Gaiba, il cui toponimo deriva da gaybo, ovvero corso d'acqua. In prossimità dell'argine è raggruppato il cuore del paese che si stringe attorno alla Chiesa di S. Giuseppe, inizialmente costruita dai marchesi Fiaschi come oratorio "praegrande et spatiosum", e quindi adibita a parrocchiale dal 1734. E' costituita da un'unica ampia navata e presenta un pregevole pulpito ligneo intagliato ed una tela settecentesca raffigurante l'Adorazione dei Magi. Nelle vicinanze sorge la bella Villa Fiaschi Stampanoni dalle linee cinquecentesche, mentre risale alla prima metà del Settecento, in stile rococò, la annessa Cappella dedicata a S. Anna, impreziosita da una tela del Cignaroli ispirata alla santa.

In zona Caselle, in prossimità dell'argine, sono infine visibili i malinconici resti di un'antica Corte benedettina. Percorrendo la strada arginale, sempre in territorio di Gaiba, si apre la grande golena di Bonello. Il paesaggio è particolare perché, a differenza delle altre aree golenali finora incontrate, qui sono consistenti i segni della presenza dell'uomo: vi sono poderi coltivati, caseggiati non del tutto abbandonati, un Oratorio dedicato a S. Carlo Borromeo, di recente restaurato.

Lungo la strada arginale ci avviciniamo a Stienta ed incontriamo un ristorante, mentre oltre l'argine maestro, sorge un maneggio che favorisce escursioni a cavallo in riva al Po. E' pertanto d'obbligo una piacevole sosta. L'itinerario riprende mentre si delinea il profilo di Villa Camerini-Bertelè, ora Bonfiglioli, armoniosa costruzione settecentesca ispirata ai canoni della tradizione emiliana, evidenziati dalle torrette laterali; nella parte retrostante è presente un bel rustico con ariose arcate. Più oltre, dalla parte del fiume, si incontra l'approdo nautico, in corrispondenza del centro del paese dominato dalla Chiesa Parrocchiale. Il tempio, con la facciata rivolta verso il Po, risale alla fine del '700, ma è stato in parte ricostruito - come pure il campanile - dopo i danneggiamenti subiti da un'incursione degli aerei angloamericani sul finire della II^ Guerra Mondiale. All'interno, nella zona del presbiterio, di interesse si presentano gli affreschi del '900 del bolognese Antonio Maria Nardi ed una Cappella dedicata a S. Rita da Cascia.

Di un certo rilievo, infine, anche il seicentesco Oratorio della Madonna di S. Genesio, che sorge nella campagna stientese in zona Zampine. Il piccolo santuario, un tempo molto frequentato per un'immagine della Vergine ritenuta miracolosa, faceva parte di una corte agricola benedettina, di cui sono ancora visibili alcune tracce.

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